Museo d’Arte e scienza, una famiglia per l’arte – di Salvo Nugnes

Tre generazioni al servizio della cultura

Ci sono luoghi che si scoprono per caso e che, con il tempo, diventano punti di riferimento. Per me, il Museo d’Arte e Scienza di Milano è stato uno di questi.

Per una serie di fortunate coincidenze, mi è capitato di visitarlo più volte, talvolta in compagnia di Vittorio Sgarbi, altre in compagnia di amici del settore. Ogni volta, entrando in questo spazio raccolto ma sorprendentemente ampio, a pochi passi dal Castello Sforzesco, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di speciale: non soltanto una collezione d’arte, ma il risultato concreto di una visione, di una passione coltivata per decenni da una famiglia che ha deciso di restituire alla comunità ciò che aveva costruito.

La prima cosa che colpisce è proprio questa dedizione. Dietro il museo non c’è soltanto un progetto culturale, ma una storia umana fatta di amore per il collezionismo, per la conoscenza e per la bellezza. Una storia che porta il nome di Gottfried Matthaes, fisico e imprenditore di origine tedesca, uomo di grande cultura e sensibilità, che ha saputo trasformare la propria esperienza di studioso e collezionista in un luogo aperto al pubblico.

Approfondendo la sua figura, si comprende come Matthaes rappresenti un esempio interessante per chiunque ami l’arte, collezioni opere o creda che il successo economico possa tradursi in un beneficio per gli altri. Dopo una carriera professionale di successo, scelse infatti di investire energie e risorse nella diffusione della cultura, creando un museo che unisce arte, ricerca e divulgazione.

Se il museo esiste ancora oggi con la stessa vitalità, il merito va anche alla continuità familiare che ne ha raccolto l’eredità. Dopo Gottfried Matthaes, la gestione è stata portata avanti con passione dai figli Peter e Patrizia Matthaes, che hanno saputo sviluppare e aggiornare il progetto culturale senza tradirne lo spirito originario. In questo senso il Museo d’Arte e Scienza rappresenta molto più di una collezione privata: è la storia di tre generazioni dedicate all’arte, alla ricerca e alla diffusione della cultura. Una tradizione familiare che attraversa il tempo e che continua ancora oggi a trasformare una passione privata in un patrimonio condiviso dalla città.

Il museo, pur essendo una realtà privata, possiede una consistenza notevole. Le sue collezioni permanenti spaziano dall’arte buddhista all’arte africana, fino ai percorsi dedicati a Leonardo da Vinci e agli studi sull’autenticazione delle opere d’arte, una specializzazione che lo rende unico nel suo genere.

Ma ciò che rende vivo questo luogo è la sua continua attività culturale. Mostre temporanee, conferenze, incontri, concerti e iniziative didattiche contribuiscono a trasformarlo in uno spazio dinamico, frequentato da appassionati, studiosi, collezionisti e semplici curiosi. È uno di quei luoghi che arricchiscono il tessuto culturale di Milano senza clamore, ma con costanza e qualità.

Per questo motivo ritengo che questo museo meriti di essere conosciuto ancora di più, anche dai tanti visitatori stranieri che arrivano in città attratti dai grandi nomi e dai circuiti più celebri. Qui si trova infatti una storia diversa: quella di una famiglia che ha trasformato la propria passione per l’arte in un servizio alla collettività.

In un’epoca in cui spesso si parla di mecenatismo come di un concetto appartenente al passato, questo posto speciale dimostra che esistono ancora persone capaci di investire nella cultura con generosità, visione e senso civico.

Milano ha bisogno di luoghi come questo. Luoghi che custodiscono opere, ma soprattutto idee, valori e memoria. E per questo non può che andare a Gottfried Matthaes, ai suoi figli Peter e Patrizia, e a tutti coloro che continuano a portare avanti questa esperienza, un sincero plauso.

Perché quando il successo personale si trasforma in un bene condiviso, l’arte diventa davvero uno strumento di crescita per tutta la comunità.