Ponte sullo Stretto, basta rinvii: il Governo acceleri come fu per il MOSE

Giovanni Damigella

di Giovanni Leonardo Damigella

In Italia esistono due velocità: al Nord si costruisce, al Sud si ferma tutto. È una fotografia amara, ma reale. Il Ponte sullo Stretto di Messina ne è l’emblema: un’opera strategica per il Paese, discussa da oltre cinquant’anni, che continua a essere bloccata da cavilli, veti incrociati e burocrazia.

Non siamo più nel dopoguerra, quando l’Italia si rialzava mattoni su mattoni. Oggi basta un timbro mancante, un ricorso, una firma tardiva per paralizzare un progetto che cambierebbe il destino di un intero territorio. Mentre Milano e il Veneto avanzano con infrastrutture e sviluppo, la Sicilia resta inchiodata, condannata a essere la grande incompiuta del Mediterraneo.

Eppure, la storia recente ci offre un precedente illuminante. Il MOSE di Venezia – un’opera complessa, contestata e piena di ostacoli – è andato avanti grazie a una scelta chiara dello Stato: riconoscerlo come infrastruttura strategica nazionale ed europea, garantendo procedure rapide e certe.
Quando la politica vuole davvero, l’Italia sa costruire.

Per questo, oggi più che mai, serve una decisione coraggiosa: dichiarare il Ponte sullo Stretto opera di interesse strategico nazionale ed europeo, così da superare impasse, rimpalli istituzionali e blocchi amministrativi.