di Anna Actis
Il carnevale, momento di spensieratezza, di trasgressione, di leggerezza, è una festa antichissima di origini pagane, ha attraversato i secoli, modificandosi e adattandosi agli usi e costumi del momento.
Già presso gli antichi Egizi una festa dedicata a Iside, dea della fertilità e della maternità, si celebrava con banchetti, processioni con gente mascherata, in cui sfilavano barche su ruote perché Iside era considerata anche la protettrice dei marinai. Presso i Greci con le Dionisie si festeggiava Dionisio, dio del vino e della natura, con processioni, maschere e rappresentazioni teatrali destinate a stimolare la fertilità. Saturnali erano le feste che i Romani dedicavano al dio Saturno, con banchetti, maschere e sovvertimento dell’ordine sociale. Il cristianesimo, nuova religione dell’Impero Romano non soppresse questa festa ma la trasformò relegandola nel periodo antecedente la Quaresima.
Pur nelle sue molteplici sfaccettature il carnevale moderno conserva il ricordo delle antiche origini. Pensiamo ad esempio ad Iside, protettrice delle acque e dei marinai, e proprio in città di mare come Venezia e Viareggio si svolgono due dei più importanti carnevali di Italia. A Venezia maschere di raffinata eleganza e ricercatezza affollano le calli e i sestrieri, rievocando l’epoca d’oro della Serenissima Repubblica di Venezia.
La sfilata dei carri di Viareggio, forse moderna trasposizione delle processioni con le barche di Iside, mette in scena la burla, una scanzonata presa in giro di politici e personaggi dello spettacolo e della cultura.
Con i suoi diversi aspetti il carnevale dei nostri giorni raccoglie e conserva antiche tradizioni consolidate nel tempo che sono la storia di un popolo. Pensiamo alle maschere “storiche” protagoniste della “Commedia dell’Arte”, nata in Italia a metà del XVI secolo, che tanto lustro hanno dato alla cultura italiana diffondendosi con grande successo in tutta Europa influenzando il teatro successivo, e autori come Goldoni e Moliere.
Nei secoli il carnevale ha rappresentato un momento di sfogo, di trasgressione, di allegria, un momento di fuga da una realtà spesso spiacevole e impietosa, una libertà, sia pure di breve durata, da assaporare pienamente, con gioia.
Ora, forse, il carnevale non ha più molto senso poiché tutte queste cose possono essere vissute ogni giorno, inoltre le distrazioni sono molteplici e ci allontanano sempre di più dal presente, ma soprattutto ciò che accade attorno a noi, terribili notizie che ci fanno vivere con apprensione il momento in cui viviamo, non ci fanno più apprezzare queste semplici gioie. Queste considerazioni ci pongono una domanda: – Che importanza diamo oggi al carnevale? –
Indubbiamente il carnevale è parte della storia del costume di un popolo che nei secoli ha mostrato il suo volto, ci ha parlato di sé attraverso l’allegria apparente delle maschere, l’ironia, la burla, l’improvvisazione, l’approccio scanzonato della Commedia dell’Arte, ci ha mostrato l’essenza di un popolo forse meglio di quanto può farlo un libro di storia… d’altronde, come dice un proverbio latino, “Semel in anno licet insanire, una volta all’anno è lecito impazzire.
