Intervista ad Anna Actis

Anna Actis, fare arte cosa significa per lei?
Significa innanzitutto esprimere me stessa, le mie idee, il mio modo di vedere il mondo attraverso le mie esperienze e le mie emozioni. Fin da piccola ho imparato a conoscere ed amare l’arte, grazie a mio padre Aldo, pittore, che mi teneva lezioni sfogliando e commentando libri d’arte, non sempre capivo, allora, ma hanno costituito un bagaglio importante per la mia formazione. Così, pur avendo fatto studi in campo tecnico-commerciale e un lavoro in campo bancario, che ho sempre considerato arido e poco stimolante, l’arte ha sempre costituito una fonte di evasione da una realtà alienante, un modo per assaporare la bellezza attorno a me e trasmetterla, cogliere l’armonia anche in piccole cose, o il fascino di un luogo che mi aveva affascinato durante un viaggio.

Da dove nasce la sua ispirazione e cosa le restituiscono la pittura, la poesia e la creatività nella vita di tutti i giorni?
In gioventù ero ispirata soprattutto dalle tematiche sociali, era un periodo di grandi ideali, vissuti al massimo, mi affascinava Picasso, la sua opera Guernica e il suo periodo rosa e blu, e mi ispiravo a queste sue opere. I viaggi, altra mia passione, mi hanno portata a vedere il mondo e ho voluto coglierlo nei suoi vari aspetti, dapprima attraverso la fotografia: i paesaggi, i monumenti della storia e dell’archeologia che da sempre mi affascinano, e soprattutto la gente, tanti “fermo immagine” per fissare l‘attimo, un momento di vita di gente sconosciuta con le proprie usanze la propria diversità. Contemporaneamente fissavo i ricordi e le esperienze vissute in alcune poesie e brevi racconti. Il tema del viaggio è sempre presente nei miei quadri, non sono dei semplici paesaggi fissati da uno scatto ma vogliono rendere l’atmosfera di un luogo, quell’atmosfera unica che spesso ho colto in un luogo che ho
visitato. Sono paesaggi tesi a scatenare delle emozioni, le stesse che ho provato allora, e spesso mentre dipingo raccolgo il mio pensiero in una poesia.
Tutto ciò mi ha sempre aiutata a superare i momenti più difficili della mia vita, mi ha dato uno scopo, un obiettivo da raggiungere, dei sogni da realizzare e, infine, mi rende felice.

La sua storia personale è un esempio di forza e determinazione. Ha saputo affrontare e superare importanti difficoltà fisiche, trasformandole in energia positiva. Quanto hanno inciso queste esperienze sul suo percorso umano e artistico?
Un momento particolarmente critico della mia vita potrebbe chiarire il mio percorso: quando mi hanno risvegliata dal coma farmacologico dopo l’amputazione di un arto inferiore e me lo hanno comunicato, ho subito pensato: “però le mani le ho ancora, posso ancora dipingere”, questo è stato il punto di svolta e di risalita. Non è stato facile, lo confesso, lunghe ore di riabilitazione, di palestra, una casa da risistemare per rendere possibile la mia indipendenza, momenti di tristezza perché dovevo rinunciare a cose che più amavo come ad esempio i viaggi e ridisegnare la mia vita in funzione della nuova realtà. Tutto questo credo mi abbia resa più forte e determinata. L’arte mi ha dato molto, uno scopo, un sogno da realizzare, la possibilità di esprimere ciò che sta dentro di me attraverso la pittura, la poesia, la fotografia. Una nuova e più consapevole sensibilità mi ha aiutata a rendere più intense e profonde, io credo, le mie opere.

Nel corso della sua carriera ha incontrato personalità di rilievo del mondo della cultura, delle istituzioni e dello spettacolo, e alcune di loro hanno anche apprezzato e acquisito le sue opere. Quali incontri porta maggiormente nel cuore e quali soddisfazioni le hanno regalato?
Innanzitutto, l’incontro con il professor Salvo Nugnes, curatore d’arte, giornalista reporter, è stato determinante per la mia carriera e grazie al suo incoraggiamento e alla sua sensibilità ho saputo esprimere la mia creatività anche in altri campi, come la poesia e la scrittura, che avevo trascurato per molto tempo.
Il professor Sgarbi, che non ho ancora conosciuto di persona, ha visto più volte i miei quadri e mi ha scritto una lunga, lusinghiera recensione.
E che dire poi di Madonna? La pop star ha acquisito un mio quadro. È emozionante sapere che una mia opera fa parte della sua importante collezione.
Silvana Giacobini, giornalista, scrittrice, opinionista televisiva, ha apprezzato le mie opere durante la mia mostra a Trieste allo storico Caffè San Marco e mi ha dedicato un lungo e bellissimo commento.
L’attore Pippo Franco, lui stesso artista, pittore che ha studiato all’Accademia con grandi maestri del Novecento, ha condiviso con me, in un lungo scritto, il suo pensiero sull’arte.
Piacevole e divertente il mio incontro con il cantante Jahnson Righerira durante l’assegnazione del Premio Orizzonti.
L’incontro che più mi ha emozionata è stato, indubbiamente con Sua Eccellenza il Cardinale Antonio Staglianò alla Pontificia Accademia di Teologia lo scorso anno a Roma.
Sono felice che i miei quadri siano stati apprezzati e voluti da personalità di rilievo è, per me, grande soddisfazione venga compreso e positivamente accolto il messaggio che intendo trasmettere, un messaggio di serenità, di leggerezza, di bellezza della vita, al di sopra delle brutture del presente, al di là del quotidiano, un messaggio di apertura verso il mondo, un messaggio di spiritualità.

Le sue opere e il suo lavoro hanno trovato spazio anche in contesti prestigiosi, compreso il Vaticano. C’è un momento particolare della sua carriera che considera una delle più grandi soddisfazioni artistiche e personali?
Indubbiamente in Vaticano, durante il Giubileo degli Artisti, tenuto presso la Pontificia Accademia di Teologia, ma vorrei ricordare la mia partecipazione alla Biennale di Milano e a tante mostre organizzate dall’Associazione Spoleto Arte come la Pro-Biennale a Venezia, la Mostra internazionale di Spoleto e molte altre.
Due momenti particolari vorrei ancora ricordare: la mia mostra personale alla Milano Art Gallery nel 2024 e l’anno seguente la presentazione, sempre alla Milano Art Gallery, del mio libro fotografico IN VIAGGIO, edizioni Art Factory, che raccoglie scatti che ho realizzato in varie parti del mondo, soprattutto Nord Africa e Oriente.

Proviene da una famiglia di artisti e oggi dirige lo spazio Actis di Mazzè contribuendo alla diffusione dell’arte e della cultura. Quanto conta per lei questa eredità familiare e quanto è importante trasmettere passione e valori alle nuove generazioni?
Mio padre Aldo era un pittore, un artista che nel corso della sua vita ha sperimentato molte tecniche e indirizzi pittorici pur rimanendo, in fondo, sempre fedele alla sua tecnica originale, impressionista, con cui ha illustrato il suo paese, Mazzè, il Canavese e il Piemonte. Ho appreso da lui il valore della sperimentazione, il gusto di provare tecniche nuove, di aprire la mente e lasciarvi liberamente fluire le idee e le emozioni, di “vedere” ciò che mi sta davanti.
Mio fratello Sergio, purtroppo prematuramente scomparso, si era inoltre formato al Primo Liceo Artistico di Torino e in Accademia Albertina. La sua pittura era caratterizzata da una tecnica innovativa basata su prospettive e sfumature di colore molto interessanti.
Entrambi abbiamo imparato da nostro padre ad amare l’arte, in tutte le sue forme e il desiderio di diffonderla. Lo Spazio Culturale Actis, sorto con la fattiva collaborazione del professor Nugnes, nasce con l’intento di promuovere la cultura in ogni sua forma. Ha già ospitato mostre d’arte, dibattiti tra artisti, presentazione di opere letterarie e consegna di premi prestigiosi.
Credo che sia molto importane trasmettere l’arte e la cultura ai giovani innanzitutto per il loro arricchimento interiore, un bagaglio importante per una vita futura colma di bellezza e profondità, inoltre credo che possa offrire una valida alternativa all’imperare dei social nella loro forma più deleteria.

Nella sua vita ha saputo esprimersi attraverso molte forme artistiche: pittura, poesia, fotografia, libri e iniziative culturali. Guardando al futuro, quali progetti, sogni o obiettivi desidera ancora realizzare?
Molte forme si, ma legate da un “fil rouge”, il mio modo di vedere e di interpretare ciò che mi sta attorno, le persone, la natura, il mondo, con la voglia di conoscere, di “vedere oltre”, con la mia sensibilità.
Vorrei, quindi, continuare ad esplorare, ad incuriosirmi, ad emozionarmi, a trovare maggiore intensità di espressione, a stare bene con l’arte. Con le mostre d’arte dello Spazio Culturale Actis vorrei, inoltre, dare uno spazio a giovani che iniziano ad esprimersi in questo campo, alle loro opere, ai loro sogni.