di Anna Actis
Le Olimpiadi di Cortina non sono solo quel breve momento in cui gli atleti si sfidano in gare di velocità, di resistenza o di abilità sulla neve e sul ghiaccio: sono un momento di incontro, un’intera comunità si apre al mondo. Le montagne diventano un anfiteatro naturale dove si avvicinano culture, desideri e speranze, mostrando come lo sport possa essere un linguaggio capace di unire persone lontane.
Fin dalla fondazione delle moderne Olimpiadi, il CIO, Comitato Olimpico Internazionale, si pose come obiettivo di promuovere pace e fratellanza attraverso lo sport. Il barone Pierre de Coubertin e gli altri fondatori del CIO, tra cui un italiano, il Conte Eugenio Brunetta d’Usseaux, si ispirarono ai giochi antichi e volevano riprendere lo spirito che li animava, considerandolo un modo per unire il mondo attraverso lo sport. Una bella utopia, forse, ma in quei giorni speciali la gente si avvicina, partecipa, gioisce, si rammarica, le emozioni uniscono e avvicinano le persone che si sentono migliori.
Osservando gli atleti in gara, si scopre che dietro ogni gesto, facile in apparenza, c’è costanza, coraggio e una disciplina rigorosa.
Un insegnamento molto importante per i giovani, oggi spesso privi di obiettivi e di valori.
È un’educazione silenziosa ma potentissima: si impara che il merito nasce dal lavoro, che la caduta non è sconfitta e che il sogno diventa possibile solo se alimentato ogni giorno.

