La Banca Centrale e il fallimento della politica dei tassi

di Giovanni Leonardo Damigella

La Banca Centrale continua a ripetere lo stesso copione:
se l’inflazione sale, aumenta i tassi;
se arriva la crisi, li abbassa.

È una politica vecchia, meccanica, quasi automatica.
E proprio per questo dimostra tutta la sua debolezza.

Il problema è che questo sistema non governa l’economia: la rincorre.
Arriva sempre dopo.
Quando i prezzi sono già saliti, interviene.
Quando le imprese sono già in difficoltà, interviene.
Quando le famiglie hanno già perso potere d’acquisto, interviene.

Questa non è visione.
Questa è incompetenza.

Alzare i tassi non abbassa il prezzo dell’energia.
Non riduce il costo delle materie prime.
Non ferma le guerre.
Non produce fertilizzanti.
Non rafforza l’industria europea.

Ma una cosa la fa: soffoca imprese, famiglie, mutui, investimenti e lavoro.

La Banca Centrale continua a usare il freno anche quando il problema non è la velocità, ma il motore.
È come curare una malattia complessa con una sola medicina, sempre la stessa, anche quando non funziona più.

Questa politica dei tassi ha creato per decenni un’illusione:
quando c’è crisi si stampa denaro e si abbassano i tassi;
quando arriva l’inflazione si alzano i tassi e si blocca tutto.

Il risultato?
Cicli continui di euforia e recessione.
Debito crescente.
Industria più fragile.
Famiglie più povere.
Europa meno competitiva.

E nessuno si assume la responsabilità.

La verità è che l’Europa non ha bisogno di burocrati che schiacciano un pulsante sui tassi.
Ha bisogno di una politica economica vera: energia, industria, produzione, lavoro, materie prime, autonomia strategica.

Continuare a credere che l’economia si governi solo con i tassi significa non aver capito il mondo reale.

E quando chi decide non capisce il mondo reale, il prezzo lo pagano sempre gli stessi:
imprese, lavoratori e famiglie.