L’Italia, perno d’Europa o periferia del mondo

di Giovanni Leonardo Damigella

L’Italia è davanti a una scelta storica: continuare a subire la geopolitica oppure tornare a esercitarla. In un mondo che si riorganizza in grandi blocchi di potere, l’assenza di una strategia equivale a una resa silenziosa.

L’Europa, oggi, non è una potenza ma un grande mercato. Priva di una vera politica estera, senza una difesa comune credibile e senza un’autonomia energetica e industriale, resta schiacciata tra Stati Uniti e Cina. In questo quadro l’Italia non è un Paese “medio”, ma una cerniera strategica naturale tra Nord Europa, Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Rinunciare a questo ruolo significa lasciare che altri decidano per noi.

Il Mediterraneo è tornato centrale. Rotte commerciali, energia, sicurezza e migrazioni si intrecciano nello stesso spazio geopolitico. Senza una guida europea, diventa terreno di competizione tra potenze esterne. L’Italia, per posizione geografica e vocazione storica, dovrebbe esserne il perno. Non per ambizione retorica, ma per interesse nazionale ed europeo.

Il nodo energetico è decisivo. Grazie alla presenza di ENI e ai rapporti con il Nord Africa e il Medio Oriente, l’Italia può diventare il vero hub energetico europeo, collegando forniture, rigassificatori e nuove fonti. L’energia non è solo economia: è potere, autonomia, sicurezza.

C’è poi l’Africa, troppo spesso trattata esclusivamente come emergenza migratoria. È invece il grande campo di competizione del XXI secolo. Dove l’Europa arretra, avanzano Cina e Russia, costruendo dipendenze strategiche. L’Italia può proporre un modello diverso: partnership produttive, sviluppo delle filiere locali, cooperazione reale. Non assistenzialismo, ma interesse reciproco.

Sul piano della sicurezza, la permanenza nella NATO è necessaria ma non sufficiente. Serve un pilastro europeo credibile, con un ruolo italiano centrale nel Mediterraneo. Senza deterrenza, non esiste diplomazia efficace.

Infine l’industria. L’Italia resta una grande potenza manifatturiera europea. Difenderla significa difendere sovranità economica, lavoro e peso politico. Senza industria, non esiste autonomia strategica.

La verità è semplice: senza un’Italia protagonista, l’Europa resta debole. E un’Italia che rinuncia al Mediterraneo rinuncia a contare nel mondo.
La domanda non è se possiamo permetterci questo ruolo.
La domanda è se possiamo permetterci di non assumerlo.