ZES: il credito d’imposta che fa crescere imprese e lavoro

di Giovanni Leonardo Damigella

C’è un modo intelligente di fare politica industriale senza cadere nell’assistenzialismo: premiare chi investe davvero. Il credito d’imposta ZES va in questa direzione perché non finanzia annunci, ma investimenti reali: impianti, macchinari, tecnologia, capacità produttiva. In pratica: meno tasse oggi in cambio di più produzione e più occupazione domani.

La logica economica è chiara. Un’impresa nasce o si amplia quando l’investimento “sta in piedi”, cioè quando il rendimento atteso supera costi, rischi e vincoli. Nelle aree più fragili questi ostacoli pesano di più e spesso bastano a far saltare progetti marginali: una linea produttiva non parte, un capannone resta sulla carta, un investimento si sposta altrove. Il credito d’imposta riduce il costo effettivo del capitale e sposta la decisione: progetti borderline diventano sostenibili. Qui l’incentivo è virtuoso, perché cambia davvero le scelte.

Da quel momento si attiva un circuito che conviene anche allo Stato. Investire significa aumentare produttività e competitività; la competitività porta commesse; le commesse generano assunzioni, formazione e indotto. Non è teoria: è il meccanismo con cui crescono i distretti industriali quando la leva pubblica è ben disegnata.

Resta la domanda chiave: lo Stato ci guadagna? Può guadagnarci, a una condizione decisiva: che l’incentivo produca investimenti aggiuntivi e non regali rendite a chi avrebbe investito comunque. Se l’investimento è addizionale, il minor gettito iniziale viene compensato da nuove entrate: contributi e Irpef dei nuovi lavoratori, Ires su utili più alti, Iva sui consumi, tributi locali. E si riducono anche i costi sociali legati alla disoccupazione. In altre parole, non è solo “meno tasse”, è “più base imponibile”.

Per questo la ZES va difesa e migliorata: regole semplici, controlli seri, revoche per chi bara, e un obiettivo netto—far nascere imprese e farle investire. Perché se l’azienda non nasce, perdono tutti. Se nasce e cresce, vincono territorio, lavoro e finanze pubbliche.